|
|
December 15 Forever In My Heart...
...Ciao Nonnina...
November 05 Catania, Addio Al Vecchietto In Bici Orazio Di Grazia si è spento a 85 anni: era conosciuto perché ogni giorno, con qualsiasi condizione atmosferica, spingeva la due ruote dalla città fino a Nicolosi. La sua storia è stata protagonista di un documentario
CATANIA - Ogni giorno con il sole a 40 gradi e con la pioggia e il freddo pungente partiva da Nicolosi in bici all'alba, raggiungeva Catania e ripercorreva la stessa strada dell'andata in forte pendenza ma in salita la sera, rientrando nella sua misera abitazione sfinito a notte fonda; mangiava un pezzo di pane e un grappolo d'uva e si addormentava. L'indomani si ricominciava. Era la routine giornaliera di Orazio Di Grazia, 85 anni, che a Catania conoscevano tutti come il 'vecchietto in bicì, morto ieri sera nella casa di suo fratello.
Perchè l'uomo compisse tutti i giorni quello strano percorso, che faceva anche in piedi spingendo la bici per la stanchezza, non si è mai saputo. "La bicicletta è la mia libertà e nessuno mi può capire - disse una volta - la bici è l'unica cosa di cui ho assoluto bisogno. È un impulso più forte di me. È la mia vita: io, la bicicletta, la strada, il cielo, il vento... Il resto non conta".
Secondo una voce che girava in paese, in realtà con la bici Di Grazia cercava di dimenticare il suo amore negato per una ragazza di 16 anni che si sarebbe concluso con il suicidio della sua amata, che la famiglia voleva dare in sposa ad un ricco parente.
A Catania ogni giorno tutti nella zona nord della città vedevano passare il 'vecchietto in bici' e lo guardavano con affetto e simpatia. Per questo oggi, come rivela il nostro quotidiano che dà la notizia della sua scomparsa, tutta la città lo piange e lo ricorda con affetto
La Siciliaweb.it
Mancherà a tutti Orazio...anche a noi del campetto di Battiati che ormai, d'estate, era un appuntamento fisso vederlo scendere con la sua amata bici e Seby lo salutava gridando "GRANDE ORAZIOOO" e lui col braccio faceva cenno per ricambiare!chissà quanti bambini ogni volta che lo vedevano hanno esclamato"papà guarda c'è il vekkietto con la bici" io ero uno di quelli :)...ormai era un abitudine vederlo..se si racconta la sua storia ad uno, magari nn ci crede...è invece...è la pura verità di un uomo che ha vissuto sempre con il ricordo della sua amata nel suo cuore, cercando di dimenticare il dolore con la passione della sua bicicletta...
ADDIO ORAZIO!!!SEI E' RESTERAI UN GRANDE!!! June 18
WASHINGTON - Boston torna ad essere la capitale del basket americano. In nome di Larry Bird. Con una gara perfetta dominata dall'inizio alla fine i Celtics hanno battuto i Los Angeles Lakers per 131-92. Nella gara 6 delle finali NBA e dopo 22 anni tornano ad essere la squadra più forte degli Stati Uniti. Anche se mancavano da 21 anni all'appuntamento scudetto, i Boston Celtics sono infatti la squadra che ha vinto più campionati nella storia del basket americano. Con quello conquistato oggi sono 17, nessuno come loro. Ce l'hanno fatta al termine di una gara perfetta che ha portato sul 4-2 le vittorie nell'ambito delle 7 partite di finale. Davanti ad palazzetto gremito all'inverosimile hanno annichilito i Lakers, che pure solo tre giorni fa erano riusciti ad aggiudicarsi a Los Angeles la gara 5 delle finali, lasciando aperte le speranze scudetto. Così non è stato. Troppa la fame di vittoria dei Celtics di Doc Rivers, che a tutti i costi volevano tornare all'altezza della loro tradizione, quella di giocatori come Larry Bird, che in America è una sorta di icona non solo per il basket, ma per l'intero sport Usa. A lui e alla città di Boston i Celtics hanno voluto dedicare la loro vittoria. "Siate Bird" aveva detto il coach, Doc Rivers, ai suoi giocatori e loro hanno messo in campo una prestazione collettiva di altissimo livello. Su tutti Kevin Garnett, assente in gara 5 e autore di 26 punti e di 14 rimbalzi, miglior giocatore dell'incontro. Per i Lakers resta solo la soddisfazione di essere arrivati in finale, ma a parte qualche lampo iniziale di Kobe Bryant (22 punti per lui) non sono mai riusciti a frenare l'incontenibile entusiasmo degli avversari. Erano 21 anni che Boston e Los Angeles non tornavano a confrontarsi in finale. Solo che nel 1987 furono i Lakers a prevalere, per poi segnare un'intera epoca del Basket americano lungo tutti gli Anni Novanta. Erano loro, da Kharim Abdul Jabbar a Earvin Magic Johnson, da Shaqueille O'Neal fino all'attuale n.1 al mondo, Kobe Bryant, ad aver fatto di Los Angeles la capitale del basket americano. Da oggi non è più così: la capitale torna ad essere Boston, come lo era negli Anni Sessanta (otto scudetti di fila dal 1959 al 1966), come era tornata ad esserlo ai tempi di Larry Bird (titolo NBA '81, '84, '86). Il suo, nel 1986, fu l'ultimo titolo NBA portato in Massachussetts. Ci torna a 22 anni di distanza. I campioni attuali si chiamano Ray Allen, Paul Pierce, Kevin Garnett. Giocano a basket quasi come Kobe Bryant, ma lui è solo, loro sono in tanti. Troppi anche per uno bravo come lui. L'unica sua soddisfazione dopo la sconfitta di oggi è questa: sa che se li ritroverà compagni di squadra alle Olimpiadi di Pechino. Quello Usa sarà un dream team che ha già ipotecato fin d'ora la medaglia d'oro olimpica. Per portarla a Boston, da Larry Bird, naturalmente.
di Luciano Clerico ' ANSA '
Ł' ǺŊĔĻĹÖ Ã ßŐŠŤŎŊ : ŦĤE ßĬĞ ŦĤŘËÊ'
di Andrea Morelli
ROMA - L'anello torna a Boston dopo oltre due decenni. C'é voluta tutta l'abilità di coach Doc Rivers nel disegnare il meccanismo difensivo che ha neutralizzato nella serie finale l'urto dei Lakers di Kobe Bryant, ma ancor di più il devastante potenziale offensivo del trio delle meraviglie "Pierce-Garnett-Allen". Indicati come favoriti dopo il mercato stellare della scorsa estate che ha portato Kevin Garnett dai Minnesota Timberwolves e Ray Allen dai Seattle Supersonics al fianco di Paul Pierce, i Celtics hanno dominato la stagione.
Ecco nel dettaglio i componenti del "Big Three":
- KEVIN GARNETT : centro di 2,11 dalle movenze eleganti e movimenti in area da manuale, "KG" vanta un tiro dalla linea dei tre punti da far invidia ad una guardia e tempi difensivi che che gli sono valsi la nomina per otto volte nella squadra "all nba" e "all defensive teams". Nei quattro anni di hig school Garnett ha realizzato 2.533 punti, 1.807 rimbalzi e 739 stoppate. "The revolution", uno dei soprannomi che i tifosi gli hanno assegnato, è stato convocato undici volte all' "all star games" e premiato come miglior giocatore NBA della stagione nel 2003-2004. Nato in South Carolina, ma trasferitosi presto a Chicago dove divenne un supporter di Michael Jordan e dei Bulls, è stato chiamato come quinta scelta nel draft del 1995 dai Minnesota Timberwolves, dove ha giocato fino allo scorso anno.
- RAY ALLEN : guardia di 196 centimetri con un tiro fulminante ed esteticamente paragonabile a quella dei grandi del passato (Bird compreso), "Candyman", (l'uomo dei dolci) come viene chiamato, ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Sydney con la nazionale Usa. L'esordio nei professionisti risale al 1996 quando, scelto dai Timberwolves al draft, venne girato immediatamente ai Milwaukee Bucks dove è rimasto fino al 2003, per poi passare ai "Sonics" di Seattle. Il suo score di mitraglia ha toccato il record nella stagione 2006-2007 quando rifilò da solo 54 punti agli Utah Jazz. Sei volte all' "all star games" ha anche partecipato come attore protagonista a "He got game", il film di Spike Lee con Denzel Washington.
- PAUL PIERCE : ala piccola di poco inferiore ai 2 metri, ma con un potenziale in entrata devastante ed un carattere da combattente, "the truth", "la verità" come è chiamato dai tifosi, è uno dei migliori giocatori in attività dell'NBA. Nato in California, la vittoria sui Lakers in finale ha avuto per lui un sapore particolare. Dal debutto nei "pro" nel 1998 ha sempre giocato nei Celtics e può a buon diritto essere considerato uno dei pochi universali di grande livello sul parquet. Grande tiratore, con percentuali di triple da capogiro, se in giornata, Pierce ha una capacità micidiale di arrivare al ferro uno contro uno (e in alcuni casi anche uno contro due o tre) ed un'ottima media ai rimbalzi. Sei volte all star games. (ANSA).
March 24
Al back to Phila:Per la prima volta da quando venne ceduto a Denver nel Febbraio del 2007, Allen Iverson ha fatto ritorno nella città che l’ha reso uno dei giocatori più elettrizzanti nella storia recente dell’Nba. Stiamo ovviamente parlando di Philadelphia e dei suoi Sixers, squadra che con Iverson ha vissuto stagioni da ricordare per sempre, una su tutte quella magica del 2001, nella quale il folletto ribelle di Hampton (Virginia), condusse i suoi ad una storica finale Nba (non accadeva dal 1983, anno dell’ultimo titolo con Moses Malone, Dr J, Mò Cheecks, Andrew Toney, ecc) contro i grandi Lakers del threepeat (Shaq, Kobe, Horry, Fisher, Fox), battendo i super favoriti avversari in un’epica Gara1 a LosAngeles dopo un tempo supplementare 107-101, con AI3 che con 48 punti di cui 7 nell’overtime entrò definitivamente nella storia della Lega e nel cuore dei suoi tifosi senza uscirci mai più. Ma purtroppo...
come dicono al di là dell’oceano, è tutto un “business”, e a metà stagione 2007, causa rapporti “non eccelsi” con dirigenza e allenatore e una situazione che sembrava non avere più un futuro promettente, Allen Iverson fu ceduto agli ambiziosi Nuggets di Carmelo Anthony in cambio di Andre Miller, Joe Smith e due prime scelte future. Sia per i tifosi della “City of brotherly love” sia per lo stesso Iverson fu dura accettare la trade, ma d’altra parte i Sixers erano arrivati ad un punto morto con una squadra che doveva essere ricostruita, mentre il numero3 voleva assolutamente giocare in una squadra che puntasse al titolo, ed ecco quindi che a Febbraio 2007 si concretizzò lo scambio. Ora, dopo un anno e spiccioli dall’ultima partita di Iverson in maglia Sixers, finalmente il più piccolo MvP della storia dell’Nba (premiato nel 2001) è tornato nella città che l’ha reso grande, che l’ha riabbracciato, seppur da avversario, come se non se ne fosse mai andato. Commovente l'entrata in campo di Iverson, accolto da una straordinaria standing ovation, che il piccolo grande uomo ha ricambiato con un bacio al simbolo a centrocampo dei Sixers e onorando l'evento immortalando sulle proprie scarpe da gioco un "THNXPHILA" che dice tutto sul rapporto che questo campione ha avuto con la città dove è nata la sua stella.
E’ finita 113-115 per Philadelphia, Iverson come suo solito ha disputato una partita formidabile chiusa con 32 punti e 8 assist, con in più la tripla del pareggio a un minuto dalla fine, ma Dalembert, il lungo dei Sixers, a 32 secondi segnava il canestro del più 2. Palla a AI che sbagliava il palleggio arresto e tiro consegnando la vittoria a Philly. E pur essendo in piena corsa playoff (al momento Denver è nona ad una partita da Golden State), siamo sicuri che Allen Iverson in cuor suo non si sia così tanto dispiaciuto per la sconfitta, dato che dall’altra parte a vincere c’era Philadelphia, l’unica vera squadra che sarà presente nel cuore di un giocatore che, come pochissimi altri, ha rappresentato con il suo modo di giocare ai limiti dell’autolesionismo e nel donare tutto alla propria causa, una città che per un decennio ha amato follemente e si è rispecchiata completamente in questo ragazzo di un metro e settantacinque che ancora oggi riesce a stupire in tutte le arene Nba che di volta in volta visita con i suoi Denver Nuggets.
January 09
Vivo Per Questo... Basketball Is My Life...
December 29
Mio Fratello..U Megghiu!!!!!!mmmmmmmmm ahahahahahahahah August 21 "Sono quello che sono. E sono soddisfatto di ciò che Dio ha voluto che fossi. Chiunque tu sia, sii soddisfatto con te stesso".
"Puoi avere tutto il talento del mondo, ma se non hai cuore, non ho bisogno che tu scenda in campo al mio fianco".
"Gioco con il cuore, perché è l'unica cosa che ho".

|